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Sottomessa al Piacere-Natale perverso-Cap8#2
giorgal73
15.06.2026 |
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"«Quanto offrite per un pompino che ingoi tutto senza perdere una goccia?»
Gli uomini sono i primi a rispondere, ma noto anche almeno tre donne che alzano la mano: una, rossa ed elegantissima, ..."
Capitolo 8 – Natale perverso – L’asta di Capodanno Parte 2 di 6---MICHELA---
Il tatuaggio SLAVE, stampato in caratteri neri maiuscoli sotto la pancia, mi brucia la pelle come se fosse stato inciso ieri. Sul seno destro, lo sguardo stilizzato -appena accennato, ma inconfondibile - di Daniela, disegnato a metà tra un cartoon e la medaglia al valore, è perfettamente visibile a chiunque. Sento il collare di diamanti, stretto quanto basta per non permettermi di dimenticarlo nemmeno per un secondo, con le borchie a punta che premendo mi fanno sentire ogni singolo battito del cuore. Ogni respiro è un promemoria del mio status.
Sento il calore, la vergogna, la paura, ma soprattutto una specie di orgoglio acido che mi tiene rigida, dritta, esposta. Sono un trofeo, un animale da circo, una peccatrice inchiodata al proprio spettacolo. Eppure, non c’è nessun rimpianto. Sento la figa gocciolare: prima solo un caldo umido, poi un filo che dalla fessura scende lento giù per la coscia, una goccia dopo l’altra. Il pavimento sotto di me brilla di piccole perle trasparenti, e la cosa mi fa arrossire fino alle orecchie.
Gli uomini mi fissano con l’avidità di chi non ha mai creduto che certe cose potessero esistere fuori dai video più spinti. Le donne, alcune, hanno lo sguardo doppio: una parte di loro mi giudica, l’altra è curiosa, forse addirittura invidiosa. Sento i commenti sibilare da un tavolo all’altro, come frecce avvelenate.
«Guardate come le trema la figa, è una porca vera…»
«Secondo me se la scopi anche adesso, senza neanche toccarla…»
«Ma hai visto le tette? Sembrano due granate da quanto sono tese!»
Più il pubblico parla, più mi sento ridotta a oggetto: la cosa mi umilia, ma anche mi fa scorrere un’ondata di piacere che mi fa stringere le cosce e poi subito le riapre, perché il ruolo è quello della disponibilità totale. Ogni emozione si moltiplica e si stratifica: vergogna e desiderio, paura e piacere, umiliazione e una specie di fiera rivalsa. Sono il centro del mondo, e non c’è niente che possa fare per cambiare le regole del gioco. Anzi, so che il mio compito è proprio quello di essere all’altezza dell’attesa.
Daniela non mi perde di vista nemmeno per un secondo. Sento la sua mano che si posa sulla mia nuca, prima lieve, quasi materna, poi stringe un poco e mi fa abbassare lo sguardo, non per sottomettermi, ma per ricordarmi chi comanda. Le sue dita vibrano sulla pelle, e il contatto mi fa venire i brividi.
«Brava, così, resta ferma,» sussurra, ma lo fa in modo che la voce, nonostante il microfono spento, arrivi comunque alle mie orecchie e a quelle dei presenti vicini.
Mi accorgo che a uno dei tavoli qualcuno ha già iniziato a masturbarsi sotto il tavolo, e la cosa, invece di disgustarmi, mi eccita ancora di più. Sembra che la separazione tra spettatori e attori non esista più: siamo tutti immersi nello stesso rito, ognuno con il suo ruolo, ma tutti coinvolti nello stesso spettacolo. Una donna bionda, elegante, probabilmente la madre di qualcuno, mi fissa con la bocca aperta; un uomo anziano batte il pugno sul tavolo come se volesse incitare il banditore a rilanciare subito la posta.
---DANIELA---
La sala mi appartiene, il comando mi entra nelle dita e nella voce, mi dà una lucidità da anestesia. Respiro, ascolto il suono delle mie parole che galleggiano nell’aria e già sento la sala mutare stato, pronta per la prossima mossa. Sorrido appena, una smorfia minima, e punto il microfono verso il mio oggetto, la mia creatura inginocchiata. Alzo la voce, tagliente e insieme indulgente, come se stessi spiegando a una scolaresca la soluzione di un teorema.
«Girati. Inchinati. Mostra anche quel mostruoso plug blu da 8,5 cm che lampeggia e vibra nel tuo culo sfondato.» Ultima parola detta precisa, come la firma in fondo a una sentenza.
Michela esegue. Si gira, si inarca, offre il culo alla sala con una lentezza così ostentata che sembra la moviola di un film porno giapponese. Le mani perfette, la schiena a ponte, il plug che pulsa e manda bagliori da discoteca tra le pieghe dei glutei, la pelle che si stringe e poi cede con ogni minima vibrazione.
La sala sobbalza, risate e mormorii si intrecciano come un piccolo temporale di provincia. Una, due, tre voci subito sopra le altre:
«Ma hai visto quanto è grosso quel plug?»
«Quel buco è proprio sfondato…»
«Voglio provarlo!»
Mi godo il crescendo. Tengo il tempo. Mi avvicino, poggio una mano sulla schiena di Michela e con l’altra afferro il plug. Lo tiro piano, senza fretta, una frazione di millimetro alla volta. Le tre sfere si fanno strada fuori dal suo ano come se emergessero dal fondo di un lago nero: la pelle è tesa, lucida, sembra quasi trasparente. Michela geme a bocca chiusa, il suono è così piccolo che lo sento solo io, e forse anche quelli seduti nelle prime file. Quando l’ultima sfera scivola fuori, la pelle si rilassa solo un istante, poi il buco resta aperto, tremante, e il tatuaggio PROPRIETÀ DI DANIELA con la freccia nera che punta esattamente lì sembra una vignetta diabolica disegnata apposta per questa scena. Sollevo il plug davanti a tutti, lo mostro come un trofeo olimpico, e lascio che le luci riflettano la brillantezza del silicone e la patina sottile di umori che lo ricopre.
«Avete visto quanto è lungo e grosso questo plug?» chiedo, e la sala mi risponde con un’ovazione da stadio, da curva sud.
«Ora che tutti avete visto cosa vi offre la mia schiava, incominciamo l’asta. Avete l’obbligo di consumare subito qui, davanti a tutti. Giacomo raccoglierà le offerte per il parroco.»
Mi sistemo i capelli e rilancio sul palco: «Cosa offrite per questi magnifici seni? Potete metterci il cazzo, leccarli, morderli, tirarli… tutto quello che volete.» Faccio roteare la mano sopra la testa di Michela come se presentassi il prossimo numero di uno spettacolo circense, e intanto i suoi seni, enormi, sodi, la pelle tirata e i capezzoli forati e arrossati dall’attesa, sono già l’epicentro delle fantasie della sala.
Le offerte salgono rapide, disordinate, come una borsa valori impazzita. Mi sembra di sentire addirittura il tintinnio delle monete, anche se qui i soldi sono virtuali e tutto si regola tramite app.
Vince Enrico, grassottello sulla cinquantina, capelli bianchi e occhiali da ragioniere, mani che tremano solo un po’. Quando lo chiamo sul palco, si scuote di dosso l’imbarazzo con la stessa naturalezza con cui si siede sulle panche della parrocchia la domenica mattina. Michela lo vede arrivare, e senza che io le dia un ordine si inginocchia davanti a lui.
Prende i suoi seni, li stringe, li modella a coppa, e quando Enrico cala i pantaloni e libera il cazzo -corto ma spesso, circondato da un’aureola di peli grigi - ci si incastra tra i seni come se avesse fatto soltanto quello per tutta la vita. Michela stringe ancora di più, muove i seni su e giù con un ritmo perfetto, e i capezzoli forati sfregano ad ogni corsa sulla testa del cazzo, strusciando la gemma blu incastonata tra i due anelli. Enrico regge poco: dopo meno di due minuti, con una smorfia buffa e un urlo soffocato, eiacula una quantità di sperma sorprendente che le schizza sul collo, sul petto, sui capezzoli. Michela resta ferma, lascia che il liquido le coli giù lento, poi con due dita ne raccoglie una goccia e se la spalma sul capezzolo. La sala esplode in applausi e fischi.
Non voglio dare tregua.
«Apri la bocca e mostra quella gemma blu sulla lingua.»
Michela esegue, la lingua lunga fuori, la pallina blu incastonata al centro come un piercing regale. Rimane così, in posa, mentre io giro su me stessa e mi rivolgo alla sala come un direttore d’orchestra.
«Quanto offrite per un pompino che ingoi tutto senza perdere una goccia?»
Gli uomini sono i primi a rispondere, ma noto anche almeno tre donne che alzano la mano: una, rossa ed elegantissima, si sventola con il ventaglio nero come se volesse nascondere il viso, ma le pupille la tradiscono.
Vince Giulio, sessantenne, ex vigile urbano, il viso inciso dalle rughe e il profumo di sigaro che si sente già a tre metri di distanza. Sale sul palco con una calma da giocatore di bocce, e quando Michela gli si avvicina, lui la prende per i capelli con una dolcezza quasi paterna e la guida verso il suo cazzo, già duro. Michela lo prende in bocca, e la pietra blu della lingua brilla sul glande, lo massaggia mentre lo fa sparire fino alle palle.
Giulio sussurra qualcosa che non sento, forse una preghiera o un grazie, poi si morde il labbro e sussulta. Quando viene, Michela gli risucchia tutto senza esitazione, poi apre la bocca, mostra la gemma blu completamente coperta di sperma, e lo ingoia lento, facendolo vedere a tutti. Il pubblico è in delirio. Applausi, urla, qualche “brava!” gridato in dialetto. Michela ride, si pulisce il mento con il dorso della mano.
Per un attimo, però, sento che l’entusiasmo si placa. Forse la gente si aspetta di più. Forse, penso, questa città non è ancora pronta per la vera pornografia. O magari sono io che ho sbagliato qualcosa. Percepisco una delusione sottile, come una corrente gelida che passa sotto le porte chiuse.
Mi fermo, guardo la sala, osservo le facce. Ne vedo alcune arrossate, altre deluse, altre ancora eccitate ma non abbastanza. Allora mi scatta l’intuizione: qui bisogna rilanciare, azzardare il tutto per tutto. Prendo in mano lo show come un dealer che ha deciso di barare.
«Adesso passiamo al piatto forte. Chi vuole usare i suoi buchi? Ma conoscendo le voragini che ha la mia schiava, vi consiglio di essere almeno in due. Due uomini, due donne, un uomo e una donna… o anche tre. Gli uomini molto dotati. La schiava apprezza. Partiamo da tre milioni di lire a coppia. Chi offre?»
*** NOTE ***
---CAPITOLO 8: Tuffo nel 1999 (Recuperate i primi sette!)---
Allacciate le cinture: vi porto in un 1999 audace, decadente e senza filtri. Non aspettatevi un raccontino, questo è un romanzo vero e proprio con una forte dose di esibizionismo. Se apprezzate, fatemelo sapere con un pollice in su e un commento!
---La Musa e lo Scrittore---
Questa storia non è autobiografica, ma nasce dalle confidenze reali e bollenti della mia amica "Damabiancaesib" (potete ammirarla qui su a69, cercatela). Altri hanno provato a raccontarla, ma lei ha scelto mia penna, anzi la mia tastiera, per svelare le sue fantasie più oscure. Nessun plagio, solo la magia di trasformare i suoi segreti in letteratura. Io sono "solo" l'autore e vivo senza catene, ma lascio sempre la porta socchiusa a chi sa stupirmi con proposte intriganti.
---A Voi la Mossa---
Incoronatemi Maestro dell'Erotismo con un bel voto, o lasciate un commento spudorato. E se vi sentite audaci, scivolate nei miei messaggi privati: chissà che una proposta indecente non trasformi la fantasia in realtà in qualche Club Privé di Bologna...
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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